Parlando della leggerezza nelle sue Lezioni Americane Calvino cita Milan Kundera dicendo che “il suo romanzo L’Insostenibile Leggerezza dell’Essere è in realtà un’amara constatazione dell’Ineluttabile Pesantezza del Vivere. […] Il peso del vivere per Kundera sta in ogni forma di costrizione. […] Il suo romanzo ci dimostra come nella vita tutto quello che scegliamo e apprezziamo come leggero non tarda a rivelare il proprio peso insostenibile”. E’ quindi necessario soppesare ogni singola scelta? Ammettiamo di si. Vivendo la quotidianità di tutti i giorni senza scegliere e apprezzare come leggero sarebbe però praticamente impossibile vivere. Questo avverrebbe innanzitutto perché l’individuo si dovrebbe fermare a soppesare ogni singola scelta, ogni situazione che gli si presenta, ogni azione. E poiché di azioni (e non di soli pensieri) è fatta la vita dello stesso, gli sarebbe impossibile agire, essendo il pensiero predominante (anche dal punto di vista temporale) sull’azione. Oltre che sull’azione concreta, ci si dovrebbe fermare a soppesare allora anche l’azione stessa del pensare e del soppesare per giungere a una scelta. L’individuo si troverebbe di fronte a problemi esistenziali troppo grandi per essere affrontati nella quotidianità: qual è il criterio di fondo su cui baso la mia decisione? esso è giusto? ma giusto, significa eticamente giusto? come mai faccio pesare più alcuni aspetti che altri?
L’unica soluzione è agire “di pancia” perché solo agendo sine metafisica cogitatione l’individuo riesce a giungere ad una situazione che gli fa comprendere se abbia sbagliato o abbia percorso la giusta via, e quindi che gli faccia imparare in vista di una futura scelta, per la quale si verificherà la medesima situazione, ma ci sarà una conoscenza di fondo che porterà l’individuo in questione a non sbagliare.
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